Sono nato il 20 luglio del 1982, in una mattina calda e afosa di mezza estate in quel di Reggio Emilia, sono un Cancro e direi un Cancro a tutti gli effetti.
Sono cresciuto fra le vigne e i campi che separano casa mia da quella di mia nonna e di conseguenza adoro la campagna, la natura e gli animali.
Laureato in Scienze Economiche e sociali e in Valutazione delle politiche pubbliche e del territorio sono semplice, testardo e un pò troppo autocritico. Amo viaggiare e guardarmi intorno, girare e assaporare i profumi e le strade di altre città, ma nello stesso tempo amo la mia terra e i suoi profumi e colori. Mi piace sentirmi parte di quell’intima e genuina nebbia che avvolge Reggio Emilia, ancorata alle sue origini e ai suoi antichi valori, come qualcosa di indelebile che marchia la mia cultura e il mio modo di fare.
Mi piace stare in compagnia, stare ore a tavola prima e dopo un concerto,  mi piace leggere e scrivere, mi piace la natura, gli alberi, i fiumi e le montagne. Mi piace tutto quello che  è arte, sono attratto da tutto quello che è espressione di sentimento ed emozione. Amo la vita, la musica, i sorrisi della gente, Francesco Guccini e i libri gialli.

I primi contatti con la musica li ho avuti a 11 anni, prima con il pianoforte e solo a 13 con la  batteria. Abbandonati così gli studi di pianoforte,  mi sono dedicato completamente allo studio della batteria.
A 16 anni il mio primo gruppo rock (Esoterika) e poi a 18 l’incontro con un bravissimo cantautore della bassa reggiana (Matteo Cocconcelli). Con lui arrivai a suonare sul palco del “TIM TOUR” nella piazza di Rimini e in tanti altri concerti e concorsi sparsi nell’Emilia; questo fino al 2002, quando la band si sciolse e nel 2003 l’incontro con i “Ma noi no”
Per quanto riguarda i Nomadi, li ho scoperti solo nel ‘96 all’età di 14 anni, proprio attraverso l’album “MA NOI NO”;  le canzoni e la voce di Augusto mi entrarono subito nel cuore: capì subito che in loro c’era quel qualcosa di diverso, qualcosa di speciale. Mi rispecchio in quella filosofia nomade che contraddistingueva il gruppo all’epoca dell’indimenticato Augusto Daolio, nel loro modo di fare e suonare, condividendo quei valori e ideali che hanno reso i Nomadi non un semplice gruppo ma un vero e proprio punto di riferimento e stile di vita.

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